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MIGLIONICO. Amarezza, preoccupazione e rassegnazione. Sono i sentimenti prevalenti tra i contadini miglionichesi che quest’anno sono alle prese con una campagna della raccolta delle olive da olio assolutamente deficitaria. In pratica, nella maggior parte delle contrade presenti nell’agro miglionichese, si configura una desolante condizione di carestia. Il calo della produzione è rilevante, si aggira intorno al quaranta per cento in meno rispetto a quella dell’anno scorso. Quali ne sono le cause? “Quest’anno il calo della produzione delle olive – dice Luccio Laricchezza, 75 anni, olivicoltore miglionichese di lungo corso, è stato determinato da cause naturali. E’ stato soprattutto il maltempo durante il periodo della fioritura delle piante a far nascere poche gemme e fiori. Poi, gli acquazzoni e il vento forte che si sono verificati nei giorni scorsi hanno completato l’opera, facendo cadere dai rami le olive che si erano prodotte”. E la mosca olearia che ruolo ha svolto? “La pioggia e la nebbia hanno creato le condizioni climatiche favorevoli al diffondersi del verme all’interno del prodotto – spiega l’esperto contadino – e in questo modo le olive sono state ulteriormente danneggiate”. Risultato: due sono stati i fattori negativi che hanno causato questa drammatica situazione che prefigura uno stato di “calamità naturale”. Da un lato c’è stato un mancato germoglio del frutto, a causa delle gelate notturne; dall’altro, va considerato l’azione distruttiva esercitata dalla mosca olearia, l’insetto “cannibale” delle olive, il parassita più temuto dagli olivicoltori. Quest’anno, quindi, “l’oro verde” dei contadini non potrà dare i frutti sperati. Infine, va considerata un’altra condizione: l’olivicoltura miglionichese non viene protetta da alcun sistema di difesa: “Nelle nostre contrade - sottolinea Giuseppe Petita, 67 anni, altro esperto olivicoltore – è ancora diffusa la produzione biologica e tradizionale delle olive, a differenza di quella intensiva. Pertanto, non vengono utilizzati pesticidi di alcun tipo né altre sostanze chimiche di contrasto al fenomeno della proliferazione dei parassiti. La concimazione del terreno, ad esempio, avviene ancora con l’impiego di sostanze organiche. Al massimo vengono usati dei concimi fosfatici di derivazione naturale”. Ne discende che, quando le condizioni climatiche non sono favorevoli, la pianta dell’olivo, che è sempreverde e con un’attività vegetativa continua, finisce con l’essere particolarmente esposta di fronte sia ai fattori climatici negativi sia davanti agli attacchi dei parassiti.

dalla Gazzetta del Mezzogiorno
di Giacomo Amati

 

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