Una polemica gustosa Giù le mani dalla maiatica

L’OLIVA MAIATICA è come la Basilicata di Papaleo: esiste. Ma non certo a Miglionico. Eppure nel menù preparato dal team dei Cuochi lucani l’olio extravergine che accompagnava la “Pralina al fagiolo poverello di Rotonda” era proprio “maiatica di Miglionico”. Dettagli direte.Niente affatto, se ad essere messe in discussione sono la storia e la tradizione. Da che mondo e mondo l’oliva maiatica è la regina della tavola di Ferrandina. Non solo per il pregiato olio extravergine che se ne ricava ma soprattutto per l’oliva nera infornata. Una vera prelibatezza che, tra le altre cose, da qualche anno, si fregia della chiocciola di Slow Food, il marchio per eccellenza delle produzioni tipiche. E che l’oliva nera al forno di Ferrandina non è un’invenzione recente lo dicono le cronache. Le prime attestazioni di questa specialità gastronomica made in Ferrandina risalgono intorno al ’700 e l’ unica modifica al procedimento è stata la lenta e graduale sostituzione dei forni a legna con essiccatoi ad aria calda. Ancora oggi la lavorazione di questo prodotto tipico lucano avviene con gli antichi metodi tradizionali e solo in parte è stata adeguata alle tecnologie moderne. Ma in questa lunga e gloriosa storia di Miglionico non v’è traccia. Del tutto naturale, dunque, il risentimento dei produttori ferrandinesi che si sono sentiti defraudati del gioiello di casa. «E proprio adesso - Dina Tantulli, responsabile di Oroverde lucano- che l’oliva maiatica di Ferrandina è adunpasso del riconoscimento della Dop (Denominazione origine protetta). Da quel che mi risulta - aggiunge- la maiatica è una varietà diffusa, oltre che a Ferrandina, aSan MauroForte e Stigliano. A Miglionico proprio no. Probabilmente - ironizza- la bottiglia portata a Sanremo è stata estratta dall’uni - co albero di maiatica esistente in quel territorio». E poi il dubbio: «Ancora mi chiedo con quale criterio siano stati scelti i prodotti che avrebbero rappresentato la Basilicata alla cena di gala, promossa da Apt e Gal. Non certo quello di promuovere effettivamente le produzioni di eccellenza, perchè, in tal caso, la maiatica di Ferrandina e la sua oliva nera infornata, presidio Slow Food, avrebbe dovuto essere in quel menù, come accade normalmente in tutte le fiere nazionali e internazionali che contano». Peccato, alle volte, è un dettaglio a rovinare una cena altrimenti perfetti. Se non fosse stato per la maiatica, tutto sarebbe filato liscio come... l’olio.
dal Quotidiano della Basilicata del 15/02/2012
di Margherita Agata
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